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Sintesi finale del percorso svolto #24

Siamo giunti alla fine di questo curioso percorso riguardo il tema dell'arte, indagato tra gli aspetti della filosofia e dell'ingegn...

mercoledì 10 giugno 2020

Fibonacci: Matematica Natura e Arte

 
"La filosofia è scritta in questo grandissimo libro che continuamente ci sta aperto innanzi a gli occhi ma non si può intendere s prima non si impara a intender la lingua, e conoscer i caratteri, né quali è scritto. Egli è scritto in lingua matematica, e i caratteri son triangoli, cerchi ed altre figure geometriche, senza i quali mezzi è impossibile a intenderne umanamente parola; senza questi è un aggirarsi vanamente per un oscuro labirinto."
(Il saggiatore, Galileo Galilei)


Serie di Fibonacci
Fibonacci scoprì una serie dove i primi due elementi sono 1,1, e ogni altro elemento è dato dalla somma dei due che lo precedono.
Pur avendo scoperto questa importante successione, Fibonacci non colse molti degli aspetti che conosciamo noi oggi.

Sezione aurea
Ben quattro secondi più tardi Keplero si accorse che il rapporto tra due termini successivi della serie di Fibonacci tendeva sempre allo stesso numero: φ=1,6180339887..., che chiamò Sezione aurea.


Applicazioni della sezione aurea nell'arte
Abbiamo già visto delle applicazioni nel campo della pittura, come ad esempio nella Gioconda di Leonardo Da Vinci o nella Flagellazione di Piero della Francesca. Oggi approfondiamo la sezione aurea applicata alla scultura. In particolare conosceremo l'artista John Edmark, un designer/inventore/artista che ha progettato incredibili sculture 3D in grado di generare un effetto visivo unico, sfruttando la serie di Fibonacci. Queste creazioni sono composte con la stessa struttura naturale presente ad esempio nei girasoli o nelle pigne. Facendole ruotare danno la sensazione di un movimento infinito, costantemente dinamico e sinuoso. Inoltre, se si conta il numero di spirali per ogni fermo immagine, si avrà sempre numeri relativi alla sequenza di Fibonacci.



Fonti:

Arte e utopia: immaginare l'immaginizzabile #19

L'utopia è la visione di un qualcosa che desideriamo ma che allo stesso tempo è irraggiungibile. Se pensiamo a un opera d'arte c'è sempre qualcosa di utopico al suo interno. L'arte è qualcosa di ideale, un nostro desiderio concretizzato tramite un colore, una melodia o uno spettacolo. 

Secondo me nell'epoca odierna è difficilissimo pensare a un'utopia. Questo perché, come già spiegato nel discorso sui limiti dello sviluppo, l'uomo ormai ha deteriorato il pianeta e sembra essere ben lungi dal riconoscere i suoi errori in tempo per poter arrestare il processo delle conseguenze che ne scaturiscono oggi e che continueranno a scaturirne in futuro. Per cui, in uno scenario del genere, credo sia molto difficile pensare a un'utopia come la pensò Tommaso Moro con il romanzo Utopia, o Tommaso Campanella ne La città del sole. E proprio per lo stesso motivo è difficile trovare un pensiero utopico nell'arte dei nostri giorni. 

A questo riguardo però oggi voglio sottoporre alla vostra attenzione una mostra che si è realizzata dal 17 settembre al 7 dicembre 2019 alla Ford Foundation Gallery di New York, dal nome Utopian imagination, nella quale emerge il problema del rapporto tra arte e etica.


Credo che questa mostra sia molto singolare poiché incentrata su un futuro utopico e non, come spesso accade, dispotico. La mostra rappresenta la visione di speranza dei giovani artisti che ne fanno parte (tra cui anche LGBTQ+, appartenente a minoranze etniche o disabili), nella risoluzione delle questioni che ci preoccupano sempre più in questi tempi. Insomma hanno immaginato delle narrazione futuristiche in un nuovo mondo su principi di libertà: un'evasione dalla realtà di oggi che è segnata da un pianeta sempre più in pericolo.
In un'intervista la curatrice della mostra si espone con queste parole.

”La trilogia di mostre è ispirata a una citazione di Naomi Klein secondo cui l'impegno sociale non è stato più in grado di tradursi in politiche dai tempi delle lotte per i diritti civili. A quei tempi la gente voleva una vera e completa rivoluzione, un cambio di sistema. Oggi ci sono i professionisti del sociale e ognuno lavora nel suo specifico campo senza che ci sia più una connessione tra le diverse questioni. Queste mostre vogliono rimettere in connessione i diversi campi e affrontare le questioni climatica, sociale, di genere, di razza come una questione sistemica [..]. E attraverso questo filtro possiamo essere inclusivi e creare narrative che esplorano alternative al sistema capitalistico, all'interno del quale non abbiamo possibilità di sopravvivere. Come artista e curatrice, il mio lavoro consiste nel sognare e io sogno la rivoluzione totale.

The prayer catcher, Saks Afridi
 

 
Entrando nella mostra ci appare davanti questa prima opera, che l'artista Saks Afridi espone insieme ad una domanda cruciale: Se tutte le tue preghiere fossero esaudite, cambierebbe il mondo o solo il tuo mondo?. L'opera infatti dovrebbe evocare una navicella spaziale simile ad una Moschea, che ogni 24 ore realizza un desiderio per ogni essere umano sulla Terra.





Android girl, Black girls live in outer space too, Farxiyo Jaamac 
 


L'arista inserisce una donna nera musulmana in ambiente extraterrestre, suggerendo un senso di speranza e possibilità per le giovani donne della sua comunità.
Nell'opera la donna africana è incapsulata in questo abito a forma di navicella. Si tratta di una regina androide, in grado di viaggiare attraverso le galassie, emancipando così quella cultura nubiana soppressa dal colonialismo novecentesco.


Sono presenti molte altre opere originali ed assolutamente interessanti all'interno della mostra, ma ora concludo citando un articolo che ne parla: 
"La duplicità attraversa tutta la mostra e trova completezza, equilibrio e armonia. Complessivamente, il gruppo di opere esposte compone un racconto corale di una civiltà del futuro in cui l’uomo recupera il suo sapere ancestrale e un rapporto simbiotico con la terra che lo ospita. Un futuro, per una volta non distopico, in cui reimmaginare, con gli strumenti dell’arte, la vita sul pianeta." 

L'arte nella filosofia contemporanea #18

SCHELLING (1775-1854)

"L'arte è l'unico vero ed eterno organo e documento insieme della filosofia, il quale sempre e con novità incessante attesta quel che la filosofia non può rappresentare esternamente, cioè l'inconscio nell'operare e nel produrre, e la sua originaria identità col cosciente. Appunto perciò l'arte è per il filosofo quanto vi è di più alto, perché essa gli apre quasi il santuario[..]. Ogni splendido quadro nasce quasi per il fatto che si toglie quella muraglia invisibile che divide il mondo reale dall'Ideale, e non è se non l'apertura, attraverso la quale appaiono nel loro pieno rilievo le forme e le regioni di quel mondo della fantasia, il quale traluce solo imperfettamente quello reale. La natura per l'artista è non più di quello che è per il filosofo, cioè solo il mondo ideale che appare tra continue limitazioni, o solo il riflesso imperfetto di un mondo, che esiste, non fuori di lui, ma in lui."
(Schelling, Sistema dell'idealismo trascendentale) 

Da queste parole si deduce chiaramente la visione del mondo nella filosofia naturale di Friedrich Schelling, che può essere considerata una filosofia idealistica estetica per la grande importanza data al ruolo dell'arte. Lui infatti vede nell'arte la manifestazione dell'Assoluto, la fusione di due grandi estremi: la Natura e lo Spirito.

SCHOPENHAUER (1788-1860)

"Quando però una causa esteriore, o una disposizione interna ci trae all'improvviso fuori dall'infinita corrente del volere e sottrae la conoscenza alla schiavitù della volontà, e quando l'attenzione non è più rivolta ai motivi del volere, ma percepisce le cose sciolte dal loro rapporto con il volere, ossia le considera senza interessa, senza soggettività, in modo puramente oggettivo, immergendosi tutta in esse, in quando sono mere rappresentazioni e non motivi: allora sopraggiunge, improvvisa e spontanea, quella pace che, sempre dapprima cercata sulla via del volere, ignora sfuggiva, e noi siamo allora perfettamente felici. " 
(Arthur Schopenhauer, il mondo come volontà e rappresentazione)

In Schopenhauer abbiamo una totale accezione positiva dell'arte, considerata, attraverso il suo ruolo catartico, come l'unica terapia esistente al mondo. Infatti il fenomeno artistico aiuta l'uomo a liberarsi, anche se momentaneamente, dalla schiavitù della volontà di vivere, considerata dal filosofo il male più grande, causa di tutte le disgrazie e delle infelicità dell'uomo. L'arte collega il soggetto conoscente al mondo delle idee, facendogli dimenticare per un lasso di tempo più o meno breve la quotidiana lotta per l'affermazione dei propri desideri, destinata al tormento della frustrazione. In particolare però ogni forma artistica si serve della rappresentazione di oggetti sensibili. Questo non vale per la musica, che è quindi considerata la più alta delle arti perché è in grado di realizzare la terapia del male del mondo.

HEIDEGGER (1889-1976)

In Heidegger invece abbiamo quasi una svalutazione dell'artista. Infatti, mentre durante il rinascimento (ma anche dopo) l'artista era considerato come un secondo Dio, per Heidegger, nella realizzazione dell'opera d'arte, l'artista è quasi come se si annullasse per permettere all'arte di esprimersi nella sua massima potenza. Inoltre l'estetica heideggeriana si contrappone all'estetica storicista, che afferma che l'opera d'arte è l'espressione di un'epoca storica. Il filosofo in questione, al contrario, pensa che l'arte non riproduca, né interpreti nessun'epoca; piuttosto è proprio l'opera d'arte a costituire una nuova età e a inventare un nuovo linguaggio. Per cui capiamo l'assoluta importanza data all'arte, talmente fondamentale nel discorso da andare a oscurare persino la figura dell'artista. Inoltre Heidegger, a partire dal senso originario della parola techne, ne riscopre l'affinità con la poiesis, perché entrambe nell'Antica Grecia stavano ad indicare la produzione del vero e del bello.

"L'essenza più profonda della tecnica non è nulla di tecnico."
(Martin Heidegger, La questione della tecnica)


Fonti:

Abbecedario #17

Bellezza
Creatività
Dandy
Estetica
Fabbricazione
Giudizio
Linguaggio
Opera
Poiesis
Visione

domenica 31 maggio 2020

Leonardo da Vinci come testimonial dell'arte #16



 
Leonardo da Vinci è considerato uno dei più grandi geni del Rinascimento e dell’umanità. Ho deciso di presentarlo all’interno di questo percorso perché essendo artista, scienziato, inventore e filosofo, è un esempio perfetto di interdisciplinarietà, e in particolare del legame tra il mondo dell’arte e il mondo della scienza (come lo sono anche Andreco e Albert Einstein).
Rimando ad un altro articolo che presenta la figura di un'artista contemporaneo molto interessante proprio perché è considerato il Leonardo Da Vinci dei nostri tempi: Theo Jansen.





 LEONARDO ARISTA

Tutti noi conosciamo Leonardo Da Vinci come artista, ma quali erano le sue convinzioni riguardo l’essenza dell’arte? Abbiamo già letto un estratto del Trattato della pittura. Per Leonardo il pittore, quasi come un dio, può rendere eterna la bellezza e sconvolgere le emozioni e i sentimenti dei popoli. Le tecniche pittoriche da lui più utilizzate e poi diffuse in tutto il mondo dell’arte sono la prospettiva aerea, l'inazzurimento dei cieli, la pittura a olio (allora poco utilizzata) e sopratutto la camera oscura leonardianaQuesta permetteva di proiettare un’immagine dal vero su di un foglio, ma capovolta, in modo che potesse essere ricopiata più facilmente. Questa sua invenzione fu importantissima per il percorso verso l’invenzione della fotografia.

Gioconda, 1503-1506, Parigi, Museo del Louvre
Gioconda, 1503-1506, Parigi, Museo del Louvre

Vergine delle Rocce, 1483-1486, Parigi, Museo del Louvre


LEONARDO SCIENZIATO


L'Uomo vitruviano, studio di proporzionalità di un corpo umano, Venezia, Gallerie dell'Accademia 

«Io credo che invece che definire che cosa sia l'anima, che è una cosa che non si può vedere, molto meglio è studiare quelle cose che si possono conoscere con l'esperienza, poiché solo l'esperienza non falla. E laddove non si può applicare una delle scienze matematiche, non si può avere la certezza.»

(Codice Atlantico a 119 v)

Come si intuisce da queste parole, nonostante Leonardo Da vinci fu considerato per molto tempo soltanto un artista, per lui la scienza è fondamentale per capire il mondo. In particolare, proprio perché spesso sono poco conosciute le sue doti intellettuali, vorrei sottolineare che lui fece molti studi importanti nell'alchimia, la geologia, astronomia, botanica ecc.

Ma è da sottolineare che il suo pensiero scientifico non era affatto sistematico. Al contrario, Leonardo faceva esperimenti solo per la sua infinita curiosità nel capire il funzionamento della natura. Dice infatti il critico Paolo rossi:


«la ricerca di Leonardo, che è straordinariamente ricca di balenanti intuizioni e di geniali vedute, non oltrepassa mai il piano degli esperimenti curiosi per giungere a quella sistematicità che è una delle caratteristiche fondamentali della scienza e della tecnica moderne. [...] Leonardo non ha alcun interesse a lavorare a un corpus sistematico di conoscenze e non ha la preoccupazione (che è anch’essa una dimensione fondamentale di ciò che chiamiamo tecnica e scienza) di trasmettere, spiegare e provare agli altri le proprie scoperte. »



→ LEONARDO FILOSOFO


 Possiamo considerare Leonardo Da Vinci anche come un grande filosofo, definendolo come il filosofo della natura. Lui affermava che la pittura sia la più filosofica tra le arti, perché tratta del campo visibile in tutte le sue possibilità. Oltre a essere uomo di Rinascimento, quindi di un sapere universale, egli condivide molti aspetti del Neoplatonismo.


 “L’omo è detto da gli antiqui mondo minore; e certo la dizione d’esso nome è bene collocata, imperroché, siccome l’orno è composto di terra, acqua, aria e foco, questo corpo della terra è simigliante; se l’omo ha in sé ossa, sostenitori e armadura della carne, il mondo ha i sassi, sostenitori della terra.” 

 

Questa citazione sottolinea questa sua visione neoplatonica di similitudine e parallelismo tra uomo e universo, micro e macro cosmo. Tramite queste affermazioni Leonardo arrivò a parlare di ordine necessario e meccanico nella natura (visione meccanicistica). Da un certo punto di vista Leonardo anticipa la visione galileiana del ‘gran libro della natura scritto in caratteri matematici'. Infatti per lui il pensiero matematico interpreta l’ordine meccanico della natura. Molto interessante è il pensiero critico di Giovanni Gentile, che afferma:


«Leonardo, artista e scienziato (naturalista e matematico), è filosofo dentro alla sua arte e alla sua scienza: voglio dire che si comporta da artista e da scienziato di fronte al contenuto filosofico del proprio pensiero, che non svolge perciò in adeguata e congrua forma filosofica, ma intuisce con la genialità dell’artista e afferma con la dommaticità dello scienziato. La sua filosofia, in questo senso, non è un sistema, ma l’atteggiamento del suo spirito»


LEONARDO INGEGNERE

Leonardo si può definire come vero e proprio ingegnere e architetto del Rinascimento se pensiamo a ciò che ha progettato durante la sua vita: opere di ingegneria idraulica, macchine sceniche per spettacoli teatrali, macchine militari e le celebri macchine per volare. Egli ottenne a Milano il titolo di ‘ingegnarius’, e a Firenze quello di architetto nei primi anni del 1500. Come si intuisce dalle foto di seguito, lui era un vero e proprio ingegnere a 360 gradi.

  • INGEGNERIA MILITARE
La vite aerea progettata da Leonardo Da Vinci e realizzata nel 1953 da Alberto Mario Soldatini e Vittorio Somenzi
per il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano

  • INGEGNERIA MECCANICA

Argano sollevatore di pesi progettato da Leonardo Da Vinci 

Fece molti studi sulle macchine da lavoro contenuti nel Codice di Madrid, un compendio tra meccanica e invenzioni di meccanismi automatizzati. Inoltre progettò delle macchine per scenografie teatrali, tra cui la più spettacolare fu la volta stellata  per il matrimonio di Gian Galeazzo Sforza con Isabella d’Aragona.

  • INGEGNERIA AEROSPAZIALE

L'aliante progettato da Leonardo Da Vinci e realizzato nel 1953 da Alberto Mario Soldatini e Vittorio Somenzi
per il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano

Leonardo aveva molta fiducia nelle possibilità del volo (da lui chiamato moto strumentale) umano tramite una macchina. Si cimentò nella scrittura del Trattato degli uccelli, in cui studiava l’anatomia degli uccelli per capirne il funzionamento delle ali, la resistenza dell’aria e infine la caduta dei gravi e il moto dell’aria.

Durante la sua vita, ideò numerose progettazioni; pensa all'attuale bicicletta, all'elicottero, al deltaplano, al salvagente, allo scafandro, a un apparecchio a ruote dentate che è stato interpretato come il primo calcolatore meccanico, alla viola organista, a un'automobile spinta da un meccanismo a molla e a un telaio automatico, che tese 2 centimetri di tela al minuto.

  • INGEGNERIA CIVILE

Ponte girevole progettato da Leonardo Da Vinci 


  •  INGEGNERIA IDRAULICA

Leonardo collaborò con la Repubblica di Venezia per la sistemazione dell'assetto del fiume Brenta, per evitarne le esondazioni e renderlo navigabile. Purtroppo però  non si conoscono opere realizzate su suoi progetti, ma alcuni di questi erano particolarmente grandiosi. Pensò a un canale che unisca Firenze con il mare, al prosciugamento delle Paludi Pontine, nel Lazio e alla canalizzazione della regione francese della Sologna. Progettò anche macchine per l'uso dell'energia idraulica, per il prosciugamento e per l'innalzamento delle acque.


Molto interessante riguardo all’attività ingegneristica di Leonardo da Vinci è proprio la mostra realizzata alle Scuderie del Quirinale per i 500 anni dalla sua morte. Qui infatti la collaborazione tra molti artisti e ingegneri ha dato vita alla realizzazione di moltissimi progetti di Leonardo rimasti incompiuti.


mercoledì 20 maggio 2020

lunedì 18 maggio 2020

L'arte nei limiti dello sviluppo #15


"La creazione è la rivoluzione più grande e più pura di tutte, e alla fine costringe tutto il resto a seguire i suoi passi." 
                                                                  (Charles Bukowski)

L'arte è sempre stata, nel corso dei secoli, uno strumento molto utile ad evidenziare le eventuali problematicità di un'epoca. Dalle opere d'arte di un certo periodo possiamo infatti capire se ci sono e quali sono le rivoluzioni in atto.
Oggi viviamo in un'epoca chiamata dagli studiosi 'Antropocene', ovvero l'era geologica in cui le attività umane non modificano solo la struttura del pianeta Terra, ma ne influenzano persino l'evoluzione. Siamo in questa fase da molti anni, ma purtroppo i primi che hanno cercato di fare sentire la propria voce riguardo le problematiche ambientali non sono stati ascoltati. Ora abbiamo consapevolezza di quello che l'uomo ha causato e continua a causare alla natura, eppure non sembra che tutti abbiano capito la gravità della situazione. 
Nascono in questa situazione i cosiddetti 'artisti antropocenici', degli artisti che, come afferma Christophe Rioux, docente di economia all'Istituto di Studi Politici di Parigi, non sono interessati a operazioni cosmetiche, vogliono invece cambiare radicalmente la nostra maniera di vivere. Lucy Orta e Jorge Orta, una coppia di artisti, parlano di 'estetica operazionale', quindi parliamo di un'arte che ha uno scopo ben concreto, che mira a influenzare i nostri stili di vita affinché tutti ci possiamo rendere conto dell'importanza della sostenibilità ambientale. 
Sono state istituite tantissime mostre che trattano il tema ambientale in modo ammirevole. Di seguito riporto alcuni link che consiglio vivamente di andare a visitare perché molto interessanti e soprattutto di grande impatto.
Inoltre credo sia molto interessante vedere come anche nel nostro paese ci siano artisti che lottano per questo tema. Uno di loro è il grandissimo Andreco, ingegnere e artista che ha aiutato a diffondere l'arte sostenibile in tutta Italia e anche all'estero. Il suo progetto più importante e famoso è il ClimateArtProject, il cui obiettivo è proprio la sensibilizzazione sul riscaldamento globale e la diffusione delle migliori pratiche per l'adattamento e la mitigazione dei cambiamenti climatici. Inoltre sul web è presente un'intervista che sottolinea in particolare in quale modo lui riesca ad unire nelle sue opere d'arte i due mondi che più conosce: l'arte e l'ingegneria.


Per cui tornando alla citazione iniziale, l'arte deve costringere tutto il resto a riflettere su questa importante rivoluzione del nostro stile di vita. E' una grande responsabilità, ma in momenti come questi capiamo il vero scopo utile alla società, perché l'arte non è solo un hobby, ma una modalità di essere e uno stile di vita.

"Non bisogna chiedersi quello che la scienza può fare per l'arte, ma quello che l'arte può fare per la scienza."  
                                                                                         (Roy Ascott)

Fonte: 

sabato 16 maggio 2020

Un fatto di cronaca inerente all'arte #14



(Articolo di Giuseppina Manon, pubblicato in data 15 maggio 2020 sul Corriere della Sera)

Commento personale:
Non avendo sentito parlare prima di questo grandissimo artista, mi sono documentata con varie interviste, video, articoli di giornale per capire chi veramente fosse Ezio Bosso. Nonostante la grave malattia che lo affliggesse, lui ha continuato comunque la sua vita d'artista e ha dimostrato a tutta l'Italia e a chiunque lo abbia seguito cosa significhi avere forza di volontà.
Inoltre credo che la sua vita ci possa aiutare maggiormente a capire la vera essenza dell'arte, ma soprattuto cosa realmente è il genio di un'artista. 


Propongo questo video per sottolineare la straordinarietà con cui l'artista in questione si propone al pubblico con il suo bellissimo sorriso. Infatti nel momento in cui le dita toccano i tasti del pianoforte (minuto 1.01)  i segni evidenti della malattia quasi scompaiono per lasciare spazio al genio artistico. E' come se all'arte, e in questo caso alla musica, non importi nulla della malattia, delle difficoltà fisiche e del corpo in cui ci muoviamo. L'arte è al di là di queste materialità, e, in casi come quello di Ezio Bosso, credo che sia la forma più bella per manifestare la propria forza d'animo. Perciò la vita degna di lode di questo grande artista ci fa capire come l'arte vada oltre ogni cosa, e come il genio dell'artista non si faccia ostacolare da nulla.